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Cyber-incontro con Guido Smider

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Abbiamo incontrato e conosciuto "virtualmente", fra forum e blog della rete, Guido Smider - sound designer, performer, e "artista generativo".  Nel suo sito  internet (www.smidernoise.com) abbiamo trovato tante idee, musiche e strumenti interessanti. Tutto ciò ci ha incuriosito, così è nata l'idea di questo "Cyber-incontro" virtuale per discutere di Arte Generativa, di Scienza e Arte e di tutte le problematiche legate alla pratica di questo nuovo paradigma  artistico.

Musigen: Definendo l'Arte Generativa come un paradigma che prevede la delega, da parte dell'artista, di una certa quantità di "potere creativo" a un sistema che ha la capacità di funzionare in maniera più o meno autonoma. Quali fattori ti hanno spinto ad avvicinarti a questo approccio artistico?

Smider: Il principale interesse che ho trovato nell'arte generativa è lo stupore che mi suscita la sua evoluzione imprevedibile. Ciò mi ha portato ad ascoltare, a vedere e a seguire per ore lo svolgimento di ambienti sonori che si districavano tra molteplici sfaccettature timbriche e armoniche. La composizione generativa è quindi un approccio completamente differente da quello elettronico in senso tradizionale, in cui tutto è precisamente definito e calcolato per essere perfetto e nulla è lasciato al caso. Nella musica e nelle arti generative in genere tutto questo lavoro viene fatto a priori, dando una possibilità evolutiva associabile a quella presente negli essere viventi.

Musigen: Che cosa può offrire l'impiego dell'approccio generativo a un musicista? Ossia, in che modo la musica generativa, intesa come sotto settore dell'Arte Generativa, può contribuire allo sviluppo della ricerca in campo musicale?

Smider: Non credo che le arti generative offrano qualcosa in particolare a musicisti e artisti in genere. Le differenze fondamentali tra i due approcci sono solamente legate alle dinamiche di composizione differenti. Nella musica generativa il compositore si occupa di costruire una struttura che poi si evolverà indipendentemente senza dedicarsi alla stesura del brano in ogni sua parte. Questa differenza è alla base del concetto stesso di musica generativa. Ma in futuro molte realtà di ascolto saranno, a mio parere, costruite tramite sistemi generativi, che trasformeranno l'ascolto di un disco in un imprevedibile composizione delle strutture che lo compongono.

Musigen: Il termine Musica Generativa viene utilizzato da persone diverse e in contesti differenti per indicare cose molto diverse tra loro. Qual è la tua personale definizione di Musica Generativa? Come si collega questa definizione con la tua pratica artistica quotidiana?

Smider: Sicuramente la musica generativa è qualcosa di estremamente sfaccettato poiché possono essere impiegati metodi e approcci molto differenti. Basta pensare al gioco dei dadi attribuito a Mozart che consente di comporre dei minuetti scegliendo, tramite il lancio dei dadi, delle frasi musicali contenute all'interno di una collezione ordinata. Al giorno d'oggi però la composizione è strettamente legata ad algoritmi informatici e matematici basati sui processi stocastici e su dinamiche probabilistiche, ma sinceramente credo che siano infinite le possibili realizzazioni legate alle arti generative. Come in tutte le arti, il mezzo è vincolato al creatore. In futuro, probabilmente, tenderanno a sparire i supporti legati solo all'ascolto musicale, come già accennavo prima, e si affiancheranno  a essi sistemi generativi di composizione e ascolto che alla lunga forse tenderanno anche a sostituirli completamente. Personalmente ho realizzato due player di musica ambientale complementari, ciò significa che funzionano in parallelo potendo essere attivati in qualunque momento. Questi sistemi si basano sulla sintesi e sul calcolo delle probabilità associato a strutture melodiche e armoniche. Ma, attualmente, sto anche sviluppando, assieme al pianista Saimonk, un nuovo album interamente generativo basato su strutture armoniche campionate al pianoforte. Appare chiaro che, nell'arte, le idee, associate alla tecnica, portano spesso allo sviluppo di fenomeni ricchi di interessanti sfaccettature.

Musigen: Che tipo di procedure e di sistemi utilizzi nella tua pratica artistica? Quali sono gli ambiti di ricerca che più ti affascinano?

Smider: Il sincronismo generativo audiovisivo è sicuramente il campo a cui mi sto dedicando maggiormente in questo periodo. Al momento sto cercando di realizzare installazioni che si basano sul recente protocollo OpenSoundControl per la connessione tra due strutture di programmazione differenti, MAX/MSP, che si occupa della parte sonora, e Processing che si occupa invece di quella visiva. L'installazione NEURAL, realizzata con Lorenzo Fernandez, sfrutta questo principio per generare forme semplici che si intersecano in una rete neurale. Parametri musicali, impiegati in vari algoritmi di sintesi del suono, sono utilizzati anche per controllare aspetti legati alla autogenerazione visiva.

Musigen: All'interno del paradigma generativo, qual è il tuo rapporto con la casualità e il determinismo? In altre parole, nella tua pratica impieghi più frequentemente generatori di numeri casuali, sistemi aleaotori e probabilistici oppure preferisci utilizzare modelli e sistemi deterministici lasciando pochissimo spazio al caso?

Smider: Devo dire che all'interno delle mie applicazioni questi metodi vengono utilizzati parallelamente. Infatti provo a generare note tramite sistemi probabilistici, attivare sintesi e contatori temporali in base a sistemi deterministici, e scegliere parti e modulazioni effettistiche in maniera completamente casuale. All'interno di NOISEPLUG, il mio applicativo per le performance dal vivo, invece tutti i moduli sono randomizzabili, questa sua caratteristica lo trasforma in un applicativo semi-generativo dove però il controllo dei parametri rimane nelle mani dell'utente. Penso che realizzare un buon lavoro generativo sia molto più difficoltoso rispetto alla composizione tradizionale. Ciò è sicuramente dovuto alle difficoltà legate alla gestione delle strutture musicali nel tempo e nello spazio. Poi, comunque, esistono molti metodi di autogenerazione,  e in particolare per quanto riguarda la sintesi del suono in tempo reale.

Musigen: Che ruolo gioca l'imprevedibilità, il lampo di genio in musica? Come è possibile riuscire a inserire tutto ciò in un sistema generativo che funziona in maniera autonoma?

Smider: Sicuramente per la realizzazione di un buon sistema generativo la conoscenza teorica è fondamentale. Per quanto riguarda l'imprevedibilità penso che sia alla base della composizione artistica, molte cose avvengono per caso durante la creazione.
 
Musigen: Anche se l'Arte Generativa non implica, di per se, l'impiego dei calcolatori, i calcolatori sono gli strumenti più utilizzati per lo viluppo di forme d'Arte Generativa. Pensi che la musica generativa sia esclusivamente legata all'Informatica musicale (Computer music) o ci siano spazi da esplorare anche in forme e  in strumenti musicali più legati alla tradizione classica?

Smider: Sinceramente penso che l'autogenerazione nasca dalla possibilità di far evolvere uno strumento di calcolo e quindi una macchina in maniera autonoma. Dove sono presenti esecutori è difficile pensare a strutture che si evolvano indipendentemente dal volere degli esecutori. L'Arte generativa si evolve inevitabilmente di pari passo con lo sviluppo tecnologico hardware e software, queste dinamiche influenzano fortemente la creazione artistica.

Musigen: Il musicista che si impegna nel campo della Musica elettronica, intesa nella sua accezione più ampia possibile, a volte si trova nella circostanza di dover realizzare da se gli strumenti necessari per la propria ricerca. Questo comporta che spesso deve trasformarsi in un tecnico o in un ingegnere esperto di informatica, elettronica, programmazione, acustica e molto altro. Inoltre, tutto questo il più delle volte implica anche un momentaneo allontanamento dalla pratica musicale diretta. Qual è la tua esperienza? Come ti rapporti a vivere il doppio ruolo di artista e di "tecnico-scienziato"?

Smider: Non mi posso sicuramente considerare un tecnico-scienziato, ma penso che anche per me la realizzazione di applicativi personali abbia tolto molto spazio alla creazione musicale tradizionale. Principalmente mentre scrivo un software sto anche producendo musica cercando quindi di costruirmi i DSP e le sintesi che desidero che siano utilizzate nel mio lavoro finale. Quando si decide di dedicarsi alla creazione di applicativi personali i problemi che si incontrano sono ovviamente tanti e spesso molto inaspettati. Questo da un lato può diminuire o rallentare la produzione, ma dall'altro permette una forte crescita teorica e pratica. Nella mia esperienza ciò è avvenuto in particolare nel campo dell'audio digitale, portandomi a sviluppare un'idea di musica elettronica in cui nessuna timbrica utilizzata per i miei lavori, sia creata tramite pacchetti di sonorità già preconfezionate. Credo fortemente in questa pratica e cercherò di realizzare un nuovo album dove tutte le sonorità siano state sintetizzate tramite sistemi da me creati.

Musigen: Estendendo il discorso in generale all'Arte Elettronica, sembra necessario per chi opera in questo settore incarnare una molteplicità di ruoli e padroneggiare un'ampia gamma di conoscenze. Tutto questo fa pensare che sia possibile stabilire un parallelo fra gli "artisti-scienziati” rinascimentali e gli artisti impegnati in questo settore emergente. Che cosa pensi a riguardo? Vivremo un nuovo "Rinascimento Digitale"? Che ruolo ha l'interdisciplinarità oggi nella pratica artistica?

Smider: Penso che l'interdisciplinarità oggi sia molto importante, infatti gli strumenti informatici e gli applicativi diventano sempre più semplici da utilizzare e “a portata di mano”. L'artista musicale, in una società basata sull'immagine, come è quella in cui viviamo, è costretto inevitabilmente a diventare anche padrone della grafica in movimento e del video. Ma spesso i lavori che riescono a suscitare maggiore interesse sono realizzati da gruppi di persone con competenze specifiche nei vari settori. Per esempio, attualmente proprio per questi motivi sto collaborando con Lorenzo Fernandez e Matteo Battistini, con cui mi confronto quotidianamente nella creazione di progetti installativi e musicali.

 

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